Memorie di un gatto randagio

(Blandamura)

 

 

 

Non ricordo quando persi la mia identità

Ma mi guardai allo specchio e avevo un volto truce

 

Si bloccò la mente, oppure nacqui delinquente

O forse ad accecarmi fu la troppa luce

 

 

E se anche un messia è nato in mezzo al fieno

E se il mio bicchiere fosse un po’ più pieno

 

Sai, potrei ridisegnare il sole, potrei trovare le parole che non so

 

 

Chiedi con voce stantia, che vita è stata mai la mia?

Ma nel mondo del Dio buono non c’è Inferno, c’è Perdono

 

E se avessi avuto voce, forse avrei risposto a tono

“senza scarpe o ipocrisia, ho percorso la mia via”

 

 

E nel Maggio 1968

mi tenne al caldo un beone illuminato

 

Lui mi tese la sua mano e, tra poesia, sacro e profano,

vidi ciò che era ed era stato

 

 

E se anche l’Amore muore sul Calvario

E se avessi ancora quel vecchio rimario

 

Che regalai ad un caro amico

E grazie al quale adesso dico: “sono qui”

 

 

E ci saranno nuovi gatti a cui dare da mangiare

Nuove stelle, nuovi sogni e nuovi ladri da arrestare

 

Chiedi tu con occhi forti che vita è stata mai la mia?
Sorridendo a grazie e a torti, ho percorso la mia via


Studio di WebDesign e Grafica a Roma